“Sotto una piccola stella”

 

Chiedo scusa al caso se lo chiamo necessità.
Chiedo scusa alla necessità se tuttavia mi sbaglio.
Non si arrabbi la felicità se la prendo per mia.
Mi perdonino i morti se ardono appena nella mia memoria.
Chiedo scusa al tempo per tutto il mondo che mi sfugge a ogni istante.
Chiedo scusa al vecchio amore se do la precedenza al nuovo.
Perdonatemi, guerre lontane, se porto fiori a casa.
Perdonatemi, ferite aperte, se mi pungo un dito.
Chiedo scusa a chi grida dagli abissi per il disco col minuetto.
Chiedo scusa alla gente nelle stazioni se dormo alle cinque del mattino.
Perdonami, speranza braccata, se a volte rido.
Perdonatemi, deserti, se non corro con un cucchiaio d’acqua.
E tu, falcone, da anni lo stesso, nella stessa gabbia,
immobile, con lo sguardo fisso sempre nello stesso punto,
assolvimi, anche se tu fossi un uccello impagliato.
Chiedo scusa all’albero abbattuto per le quattro gambe del tavolo.
Chiedo scusa alle grandi domande per le piccole risposte.
Verità, non prestarmi troppa attenzione.
Serietà, sii magnanima con me.
Sopporta, mistero dell’esistenza, se tiro via fili dal tuo strascico.
Non accusarmi, anima, se ti possiedo di rado.
Chiedo scusa al tutto se non posso essere ovunque.
Chiedo scusa a tutti se non so essere ognuno e ognuna.
So che finché vivo niente mi giustifica,
perché io stessa mi sono d’ostacolo.
Non avermene, lingua, se prendo in prestito
parole patetiche, e poi fatico per farle sembrare leggere.

Wisława Szymborska

(Traduzione di Pietro Marchesani)

 

le sei corde

La chitarra

fa piangere i sogni.

Il singhiozzo delle anime

perdute

sfugge dalla sua bocca

rotonda.

E come la tarantola,

tesse una grande stella

per sorprendere i sospiri

che tremano nella sua nera

cisterna di legno.

La guitarra

hace llorar a los suenos.

El sollozo de las almas

perdidas,

se escapa por su boca

redonda.

Y como la tarantula

teje una gran estrella

para cazar suspiros,

que flotan en su negro

aljibe de madera.

Federico Garcìa Lorca

(traduzione Carlo Bo)

sono nata pesante

sizifovodelo

“mi dici di tacere perché

le mie opinioni mi fanno meno bella

ma io non sono nata con un fuoco in pancia

così da potermi spegnere

non sono nata con una leggerezza sulla lingua

così da essere facile da inghiottire

sono nata pesante

mezza lama e mezza seta

difficile da scordare e non facile

per la mente da seguire”

da: il ferire in “milk and honey”, Rupi Kaur

“sono una pausa”

 

pausa

“Tra l’andarsene e il restare dubita il giorno,
innamorato della sua trasparenza.

La sera circolare è già baia:
nel suo quieto viavai oscilla il mondo.

Tutto è visibile e tutto è elusivo,
tutto è vicino e tutto è intoccabile.

I fogli, il libro, il bicchiere, la matita
riposano all’ombra dei loro nomi.

Palpitare del tempo che nelle mie tempie ripete
la stessa ostinata sillaba di sangue.

La luce fa del muro indifferente
uno spettrale teatro di riflessi.

Nel centro di un occhio mi scopro;
non mi guarda, mi guardo nel suo sguardo.

Si dissipa l’istante. Senza muovermi,
io resto e me ne vado: sono una pausa”.

                                Octavio Paz

Traduzione di Ernesto Franco

(in “Il fuoco di ogni giorno”)   

“La verità, vi prego, sull’amore”

Dicono alcuni che amore è un bambino,

e alcuni che è un uccello,

alcuni che manda avanti il mondo,

e alcuni che è un’assurdità,

e quando ho domandato al mio vicino, che aveva tutta l’aria di sapere,

sua moglie si è seccata e ha detto che non era il caso, no.

Assomiglia a una coppia di pigiami,

o al salame dove non c’è da bere?

Per l’odore può ricordare i lama, o avrà un profumo consolante?

E’ pungente a toccarlo, come un pruno,

o lieve come morbido piumino?

E’ tagliente o ben liscio lungo gli orli?

La verità, vi prego, sull’amore.

I manuali di storia ce ne parlano in qualche noticina misteriosa,

ma è un argomento assai comune a bordo delle navi da crociera;

ho trovato che vi si accenna nelle cronache dei suicidi,

e l’ho visto persino scribacchiato sul retro degli orari ferroviari.

Ha il latrato di un alsaziano a dieta o il bum-bum di una banda militare?

Si può farne una buona imitazione su una sega o uno Steinway da concerto?

Quando canta alle feste, è un finimondo? Apprezzerà soltanto roba classica?

Smetterà se si vuole un po’ di pace?

La verità, vi prego, sull’amore.

Sono andato a guardare nel bersò;

lì non c’era mai stato;

ho esplorato il Tamigi a Maidenhead,

e poi l’aria balsamica di Brighton.

Non so che cosa mi cantasse il merlo,

o che cosa dicesse il tulipano,

ma non era nascosto nel pollaio,

e non era nemmeno sotto il letto.

Sa fare delle smorfie straordinarie?

Sull’altalena soffre di vertigini?

Passerà tutto il suo tempo alle corse,

o strimpellando corde sbrindellate?

Avrà idee personali sul denaro?

E’ un buon patriota o mica tanto?

Ne racconta di allegre, anche se spinte?

La verità, vi prego, sull’amore.

Mi hanno detto che non puoi dimenticare quello che provi quando lo incontri,

l’ho cercato da quando ero un bambino ma non l’ho ancora trovato:

sto per avere trentacinque anni

e ancora non so che tipo di creatura può essere

che riesce a turbare così.

Quando viene, verrà senza avvisare,

proprio mentre mi sto frugando il naso?

Busserà la mattina alla mia porta,

o là sul bus mi pesterà un piede?

Accadrà come quando cambia il tempo?

Sarà cortese o spiccio il suo saluto?

Darà una svolta a tutta la mia vita?

La verità, vi prego, sull’amore.

Wystan Hugh Auden

(Trad. G. Forti)

panchine

Ho incontrato madre terra nella buccia

delle cose, qualche mano con le carte

e due chiacchiere fra amici.

Forse è questa la gran storia, scomparire

ma non dirlo in un grammo d’innocenza.

 

Mi ancoro alla terra, in cielo esploderei.

 

“Marciapiede con vista”  – Filippo Strumia

panchina