«it was fifty years ago today…»

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Buon compleanno “Sgt Pepper”!

Spegni cinquanta candeline, ma il tempo non ha minimamente scalfito la tua bellezza, la tua originalità, il senso di grande meraviglia che si prova ascoltandoti, volta dopo volta, senza mai sentire noia, insofferenza, indifferenza….

Le uniche rughe che intravedo, per conto mio, sono i solchi che ho impresso sul vinile (per non parlare del nastro della musicassetta, letteralmente smagnetizzato…): non si possono contare le volte che ti ho ascoltato…partendo dall’inizio, dalla fine, dal mezzo…saltando da una canzone all’altra, a capriccio del momento….

Ho amato (amo)  il confluire di una canzone dentro l’altra, la varietà musicale proposta…dizionario alla mano, mi hai imposto di tradurre testo per testo, hai stimolato  la mia immaginazione…

Ho fantasticato su come potesse diventare Paul a sessantaquattro anni …mi era difficile immaginarlo in ” a cottage in the Isle of Wight” “doing the garden, digging the weeds” dopo la sua vita avventurosa…dopo aver corteggiato una “lovely rita” in gioventù, e:

“Took her home I nearly made it
Sitting on the sofa with a sister or two”;

Ho amato la tenerezza nostalgica di un uomo che, dietro  la maschera allegra e spavalda, si sente solo, ma:

“I get high”, “gonna try”, “I get by with a little help from my friends”…

Ho seguito con partecipazione le vicende che hanno portato una ragazza a lasciare la casa paterna,  lei che aveva tutto “quel che il denaro può comprare”, ma non la “fortuna”, non la comprensione dei suoi genitori… e ho aspettato,  invariabilmente, col batticuore, il controcanto di John, che rende così perfetta “She’s leaving home”;

mi sono vista  “in a boat on a river, with tangerine trees and marmalade skies” , ho atteso “newspaper taxes” per andarmene via, ho inseguito “a girl with kalendescope eyes”,  mentre “cellophane flowers of yellow and green towering over your  (my) head”…un vero e proprio trip, senza farmi di LSD….

Ho immaginato me stessa lanciarmi , con la chitarra, nell’attacco del disco, quella splendida manciata di note che ti immettono in un mondo meraviglioso…alla guida  di una fantasmagorica band (the dark side of “blue francine”).

Ed eccomi, ancora,  a contare i piccoli buchi ritrovati  “in Blackburn, Lancashire” e a pensare a quale stramaledettissimo libro avesse  letto John,  prima di aver visto il film nel quale “the English army had just won the war”: non l’ho mai saputo…ma questa canzone, capolavoro assoluto, è diventata la mia canzone preferita dell’intera produzione beatlesiana (anche se, sul mio podio personale, l’oro è condiviso con “Strawberry fields forever” – che, per un soffio, non fu  inserita in questo album ).

Quando ho iniziato ad ascoltarti, mentre  passavo ore a guardare  e riguardare le persone raffigurate sulla tua copertina, cercando di attribuirne la giusta identità (non era facile, all’epoca, senza l’ausilio di internet) , ero del tutto inconsapevole che, con questo disco, i Beatles avevano  rivoluzionato la storia della musica mondiale…avevano apportato “avanguardia” alla musica destinata alle masse, avevano offerto un imprinting “moderno” per centinaia di artisti a venire.

Io mi limitavo ad ascoltarti in maniera del tutto spontanea, con  pura gioia…riuscivo solo a capire, a orecchio,  che c’era stato un bel salto, rispetto alle prime canzoni tutte “yeah yeah” e “love me do”…e tanto mi bastava…

Siamo quasi coetanei, hai accompagnato tanti anni della mia vita e lo farai ancora, e ancora…fino a quando “deciderai” di lasciarmi,  per continuare il tuo viaggio immortale…lascia solo che ti auguri cento…che dico…millemila di questi giorni!

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“Found my way upstairs and had a smoke,
Somebody spoke and I went into a dream …”
 Il mondo mi fa male, ma ringrazio le divinità che hanno creato la musica dei Beatles, e che l’hanno messa sul mio cammino.

amici

Quando, dopo il tuo papà, “decidono” di andarsene  anche i suoi amici, anche se le vostre vite non si incrociavano più da anni, ormai, il cervello ti ripropone istantanee di vita comune a cui magari non pensavi da tempo,  e in quelle fotografie tu sei sempre bambina, la bambina timida e spensierata che fatichi, ora, a ricordare…

Riaffiora alla mente un arco, dotato di frecce, costruito con materiale di recupero….una domenica in campagna, passata quasi esclusivamente su un’altalena, dopo aver mangiato pane e salame e fave, con la radio a volume sostenuto che passava “Si viaggiare” di Lucio Battisti, “Come è profondo il mare” di Dalla,  “Lilly” di Venditti…..scampanellate improvvise ad ore impossibili, quando io e mia sorella già dormivamo, perché, di ritorno da uno dei suoi tanti viaggi, aveva voglia di vederci…e ci svegliava, con disappunto di mamma e papà, temo…abbracci stritola ossa…giochi di bimbi con sottofondo musicale….la Sonata al chiaro di luna di Beethoven…Europa di Santana…e jazz, tanto jazz, nell’intento di convertire anche papà al suo ascolto, desiderio  disilluso…e un’altra scampagnata, dove una iellata, piccola “blue francine” in erba , dopo essersi spaccata un labbro a causa della foga con la quale i “grandi” si trastullavano  con il “going”, fu rincorsa da uno sciame di api inferocite per averle, involontariamente, disturbate nel loro lavorio quotidiano…

Vite cristallizzate in attimi.

patticamilleclaudelkathesimoneanna_magnani_026frida_kahlo8doramarievanessajeanneanna_magnani_026aulentiantonia_pozziplath1NPG Ax142592; Virginia Woolf (nÈe Stephen) by Lady Ottoline Morrell

w_szymborskamargheritaFranca-Ramemariangela-melato-e1357896016892martini

Donne piccole come stelle
c’è qualcuno le vuole belle
donna solo per qualche giorno
poi ti trattano come un porno.
Donne piccole e violentate
molte quelle delle borgate
ma quegli uomini sono duri
quelli godono come muli.
Donna come l’acqua di mare
chi si bagna vuole anche il sole
chi la vuole per una notte
c’è chi invece la prende a botte.
Donna come un mazzo di fiori
quando è sola ti fanno fuori
donna cosa succederà
quando a casa non tornerà.
Donna fatti saltare addosso
in quella strada nessuno passa
donna fatti legare al palo
e le tue mani ti fanno male.
Donna che non sente dolore
quando il freddo gli arriva al cuore
quello ormai non ha più tempo
e se n’è andato soffiando il vento.
Donna come l’acqua di mare
chi si bagna vuole anche il sole
chi la vuole per una notte
c’è chi invece la prende a botte.
Donna come un mazzo di fiori
quando è sola ti fanno fuori
donna cosa succederà
quando a casa non tornerà

“sono un uomo ridicolo”

Delirio ad alta voce del primo giorno di disattivazione account di una malata di facebook (6 maggio 2015)

 

Parte prima

Terza volta…questa è la terza volta: basterà?

Mi sveglio e non accendo il kindle, che finalmente viene utilizzato per il suo scopo primario:  leggere…un po’ di fastidio, ma niente di che…il primo giorno non  è mai difficile (hai più timore nel momento di disattivazione vero e proprio, quando fb ti chiede: “perché vuoi disattivare l’account?” (  A’  coso:  perché altrimenti, a breve, avrò bisogno dello psichiatra?!); il primo giorno  sei consapevole che è la scelta giusta, in quel momento…quindi da personcina  responsabile ti accingi  a svolgere le tue mansioni con tutta la calma possibile…manco fossi Gandhi…

La famiglia esce e prendo il caffè, come al solito, ma senza il pc davanti…come faranno, mi chiedo, senza quei miliardi di canzoni che posto impulsivamente ogni sacrosanto giorno della mia vita…(vocina: fra’, e finalmente non gli rompi le palle!! ) – che poi, perché si fa…voglio dire, a chi dovrebbe interessare se, in quel momento, ho voglia di ascoltare i Deep Purple (stamani ho la fissa di “Burn”…), o i Led (lo sanno tutti che ti piacciono i Led, anche i muri, anche gli uccelli che ti si posano sul davanzale, anche le formiche del bagno, quelle che continuano imperterrite ad uscire fuori chissà da dove…lo sanno tutti che li ascolti quotidianamente, perché continui a postare Led Zeppelin??), la musica classica, il jazz o la lirica? Perché si continuano a postare  (vocina: ma mica tutti lo fanno,  oh…solo i pazzi maniaci…)  riproduzioni di quadri e sculture,  fotografie, poesie…citazioni  smangiucchiate ed imprecise di quel filosofo, quello scrittore, quell’attore, quella starlette – quasi sempre le stesse, poi – a chi interessa? Perché si fa (lo fai)? Cosa facevi prima…prima, quando ti schermivi e consideravi dei  pazzi gli internauti di fb? E consideravi fb una perdita di tempo…tempo libero che tu (ora mi ricordo) passavi a leggere, ad ascoltare musica, sì…ma con criterio (o almeno, ci provavi)…perché lo fai? (“disperata ragazza mia” cit): non trovo risposta.

Cellulare senza credito, spedire mail sarebbe inutile (non le legge nessuno), amici impegnati, silenzio…

Silenzio. Mi guardo intorno: la devastazione.

Oggi non lavoro e procedo a farmi un discreto mazzo  con la consapevolezza che porterà ad uno scarso risultato e di breve durata, ma bisogna pur farselo.

Scambio due parole con quell’adolescente  che in meno di un anno mi ha sovrastato in altezza di almeno dieci (?) centimetri , che si aggira dinoccolato tra le stanze, che parla improvvisamente come un trombone e che è a casa perché ieri sera, di ritorno dalla lezione di tennis, ha mangiato come un orco inferocito a digiuno da secoli…ma ora è davanti al pc …lui può (non dovrebbe,  ma è altro discorso).

Mi faccio un caffè…un giretto su Anobii, qualche nuova libreria interessante aggiunta alle precedenti…già che ci sono carico un po’ di cose che ho acquistato in questi giorni….chissà se li leggerò (ieri sono stata pure in biblioteca  a prendere Atwood per la lettura condivisa del mese…mi vergogno persino a dirlo, di averlo fatto, perché temo  l’ennesima,  prevedibile sconfitta…)

Ora il sigaro è finito, alla radio “Imagine” di John…ritorno al mio casino.

Strano: ho scritto di fb, e non ho pensato a “fb”…chissà se è normale questa cosa…

(vocina: ma perché stai scrivendo queste cose fra’? non avrai mica intenzione di                         pubblicarle…vero?? O.0 Ma lo vedi che non sei normale?!)

( fra’: più di quello che credi: “Live and let die”, ora…alla radio…  😀  )

Ore 14:15     procede, senza scossoni…sono fortunata: la radio passa tanta “roba” buona, oggi…cose che non conoscevo e che vanno direttamente su  mp3

Parte seconda

Eccomi a sera…sono quasi le dieci, ho quasi finito la prima giornata senza fb e sono ancora viva…ma il primo giorno non conta, e comunque questa volta non sarà un’assenza troppo prolungata…forse è questo che mi fa’ stare tranquilla? :-/

Ho iniziato Atwood oggi pomeriggio, dopo una lunga passeggiata sotto un sole caldissimo…una panchina in prossimità di una chiesa (sarà un caso? O il destino?) – chissà come procede la lettura condivisa – intanto, se fossi stata su fb, probabilmente avrei postato una delle citazioni poste a mo’ di introduzione all’inizio del libro, questa:

“Nuotavo, il mare era sconfinato, non vedevo la riva. Tanit era spietata, le mie preghiere furono accolte.Oh, tu che sei annegato nell’amore, ricordati di me”. (iscrizione su un’urna funeraria cartaginese)

La trovo molto bella…

Ora vado a leggere (!!!)

Blue Francine

 homer
Delirio ad alta voce del secondo giorno di disattivazione account di una malata di facebook

7 maggio  2015

Ecco…iniziamo….

Sono andata a letto tardi e mi sono svegliata  prima della sveglia, stamattina…molto prima

Eccomi al giorno peggiore, quello nel quale vorresti collegarti anche solo per cinque minuti, solo per sapere come va (cosa?), ma poi sai che non sarebbero cinque minuti, ma dieci….trenta…sessanta…ore…

E allora devi resistere,  anche se il pensiero  di collegarsi inizia a farsi sentire, serio…e sono passate solo 24 ore…perché?

Intanto la casa è già in ordine alle otto e mezza…e  la voglia di leggere che avevo  ieri oggi sembra svanita…per fortuna vado al lavoro prima, questa mattina…

Una  breve telefonata: “Facebook  è sempre la stessa…gente che va, gente che viene…”

                  §§§§§

Ore 17:05 è dura oggi…mi sono già costretta più volte a non digitare la password…

Peggio delle altre volte, questa volta…anziché progredire, mi sto trasformando in un gambero…cammino all’indietro…

Muse – Dead Inside [Official Lyric Video] – YouTube

www.youtube.com/watch?v=aTcJWhmdzpg

(vocina: ma….)

(fra’: taci)

(vocina: sgrunt)

Riapro il libro…devo tornare indietro a leggere qualche passaggio che mi è sfuggito…l’occhio rilegge questo:

“Ma ci sono  persone che non riescono a dire dove fa male. Che non riescono a calmarsi. Che non riescono neppure a smettere di urlare”.

§§§§§

Sono le nove…è stata una lunga giornata, non bella, non produttiva, solo stancante…ma domani è un altro giorno, e si vedrà…

buonanotte

Nickelback – Make Me Believe Again (Audio) – YouTube

www.youtube.com/watch?v=6fmScubXlNw

(fra’ : zitta….)

(vocina: …..  😦 )

bob

Delirio ad alta voce del terzo giorno di disattivazione account di una malata di facebook (8 maggio 2015)

Una volta vidi Paolo Villaggio rilasciare un’intervista  al Maurizio Costanzo Show: non ho mai potuto sopportare Fantozzi  e Fracchia (anche se capisco che Fracchia Fantozzi siamo -quasi -tutti noi) e non ho mai avuto simpatia particolare per Villaggio, ma quell’intervista, a metà tra il serio e il faceto,  mi commosse, ne uscì fuori la sua umanità, la sua lotta interiore,  la sua  quotidiana lotta contro se stesso…parlò anche del suo rapporto  morboso col cibo…disse di trovarsi alle volte, in piena notte,  a cercare qualcosa da ingurgitare , e di non avere la pazienza neppure di aspettare lo scongelamento dei surgelati, trovandosi così a scalfire blocchi  marmorei di lasagne e ingollare piselli freddi e tristi.

Mi ridurrò anch’io ad aspettare la notte per fare un’incursione tra quei di fb?  Non che sia la prima volta, intendiamoci, l’ho già fatto l’ultima  volta,  ma  non riesco proprio a capire per quale ragione la voglia di rientrare sia così grande se il periodo che ho scelto per stare lontano è così breve…quattro, cinque giorni….impaziente di cosa?

Ore 8: 40  ricevuto un buongiorno affettuoso…

Secondo caffè…mi posto una canzone, va

(vocina: o mamma….)

Alter Bridge – Wonderful Life – YouTube

www.youtube.com/watch?v=pn1RwwcfqJ4

(fra’: due, va…)

Halestorm – “Amen” [Official Music Video] – YouTube

www.youtube.com/watch?v=YGchlqCjj8A

(Vocina:  senza speranza…)

§§§§§

Terzo giorno finito…meglio, molto meglio di ieri…ho avuto un attimo di sbandamento stasera ma , tutto sommato, nessuna tentazione di digitare password per entrare…a domani

Placebo – Too Many Friends – YouTube

www.youtube.com/watch?v=Y5cZvbOisk4

(vocina: guarda che la notte è appena iniziata…)

(fra’: dici che andrò a caccia di piselli surgelati?   o.O  ma  vai a letto, su…).

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Delirio ad alta voce del quarto giorno di disattivazione account di una malata di facebook
(ehm…3° giorno  e mezzo…)

No, vocina…nessuna incursione notturna a scalfire lasagne surgelate, ma ho fatto di peggio: sono rientrata prima del previsto….pensavo di fare solo una piccola puntata, e invece sono rimasta….

Non ho imparato nulla: ho letto un po’ di più, ma non come mi ero prefissa…non ho terminato ancora un libro (e si che mi preme scrivere una certa mail…), ho guardato un film che un tempo avrei divorato in un boccone, interrompendolo per ben tre volte – la mancanza di concentrazione è evidentemente ancora molto presente – tanta musica, ma quella è indispensabile, come l’aria, come  l’acqua…

Che io ci sia o non ci sia su fb, davvero,   importa a pochi,  tutto sommato (vocina: ….),  e questa è una ragione in più per la quale dovrei smetterla del tutto…sono un numero, un nome qualsiasi tra i milioni  di nomi che sono presenti solo in questo social network,; ma si sa,  non si guarisce di botto, i drogati hanno bisogno di tempo, e di tanta pazienza….ci saranno altri giorni di ingordigia e bulimia, altri di relativa distanza e distacchi completi quando vedrò che le mie giornate  saranno incentrate sulle notifiche di fb (??????), fino a quando non ne uscirò del tutto…ma diamine, sarò cretina?

Blue Francine, sconfitta

(vocina:  eh….)

(fra: cara vocina, vedi di parlare quando serve, eh?)

Radio freccia (colonna sonora ligabue – ho perso le parole).flv

https://youtu.be/d_X5vndm1oA

NOTA
Ho rubato questo mini diario dalla mia bacheca, nottetempo, prima di scappare come un ladro da facebook, per l’ennesima volta…Ditemi voi: non è, questa, pazzia? 🙂

P.S. :  il libro della Atwood non l’ho terminato, naturalmente….ma sono riuscita a scrivere quella benedetta mail  e ne ho avuta una risposta inaspettata e graditissima….a volte, se mi impunto, qualche risultato lo ottengo anch’io…

lurlo

frèdèric

nati in secoli diversi, io e lui, distanti per sesso,  ceto sociale e stile di vita, eppure così vicini nel sentire…affinità che vanno oltre l’immaginabile…

 

“Durante i dieci anni della sua relazione con la scrittrice francese George Sand, Chopin passò quasi tutte le estati nella tenuta di campagna di Nohant, nella Francia centrale. Chopin era un animale urbano, in campagna si annoiava e diventava di cattivo umore. Ma la mancanza di distrazioni faceva bene alla sua musica. Si alzava quasi sempre tardi, faceva colazione a letto e passava la giornata a comporre, con una sola pausa per dare lezioni di piano alla figlia di George Sand, Solange. Alle sei del pomeriggio la famiglia si riuniva per la cena, che era spesso servita all’aperto, e seguita da musica, conversazione e svariati intrattenimenti.  Chopin si ritirava quindi per coricarsi, mentre Sand si sedeva al suo scrittoio.

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Sebbene l’assenza di responsabilità concrete a Nohant facilitasse la composizione a Chopin, il suo processo creativo non era per niente semplice. Sand annotò le abitudini di lavoro del compositore.

“La creazione era spontanea e miracolosa, la trovava senza cercarla, senza preavviso.  Arrivava ad un tratto, sul pianoforte, completa, sublime, oppure gli echeggiava in testa  durante una passeggiata e lui diventava impaziente di suonarla. Allora cominciava il  lavoro più straziante che abbia mai visto. Una serie di fatiche, irresoluzioni e tormenti per recuperare i dettagli del tema che aveva sentito. Quando doveva scrivere, analizzava allo sfinimento  ciò che aveva concepito per intero e il dispiacere che provava nel non riuscire, secondo lui, a ridefinirlo con precisione, lo gettava  in uno stato di afflizione. Si chiudeva a chiave in camera per giorni interi, si lamentava , camminava, spezzava le sue penne, ripeteva e alterava  per cento volte la stessa battuta e ricominciava il giorno dopo con una perseveranza minuziosa  e disperata.  Era capace di passare sei settimane sulla stessa pagina per poi alla fine scriverla tornando alla prima versione”.

Sand aveva provato a convincere Chopin ad avere fiducia nella sua ispirazione iniziale, ma lui era poco incline ad accettare consigli e si arrabbiava se veniva disturbato. “Non osavo insistere”, scrisse Sand. “Quando si arrabbiava Chopin faceva paura poiché con me si tratteneva,  sembrava che gli venisse un infarto e che stesse per morire”.

(cit. “Rituali quotidiani”, Mason Currey )

“A me ultimamente, ho riflettuto, la cosa che mi preoccupa, è il fatto di non essere mica tanto normale. Anche se da un certo punto di vista, il fatto di non essere mica tanto normale per me io lo considero un po’ come un pregio. Che è anche normale, ho riflettuto, questa cosa che un po’ ci si compiace, di essere poco normali”

 

Si chiama Francesca, questo romanzo

Paolo Nori