“Sotto una piccola stella”

 

Chiedo scusa al caso se lo chiamo necessità.
Chiedo scusa alla necessità se tuttavia mi sbaglio.
Non si arrabbi la felicità se la prendo per mia.
Mi perdonino i morti se ardono appena nella mia memoria.
Chiedo scusa al tempo per tutto il mondo che mi sfugge a ogni istante.
Chiedo scusa al vecchio amore se do la precedenza al nuovo.
Perdonatemi, guerre lontane, se porto fiori a casa.
Perdonatemi, ferite aperte, se mi pungo un dito.
Chiedo scusa a chi grida dagli abissi per il disco col minuetto.
Chiedo scusa alla gente nelle stazioni se dormo alle cinque del mattino.
Perdonami, speranza braccata, se a volte rido.
Perdonatemi, deserti, se non corro con un cucchiaio d’acqua.
E tu, falcone, da anni lo stesso, nella stessa gabbia,
immobile, con lo sguardo fisso sempre nello stesso punto,
assolvimi, anche se tu fossi un uccello impagliato.
Chiedo scusa all’albero abbattuto per le quattro gambe del tavolo.
Chiedo scusa alle grandi domande per le piccole risposte.
Verità, non prestarmi troppa attenzione.
Serietà, sii magnanima con me.
Sopporta, mistero dell’esistenza, se tiro via fili dal tuo strascico.
Non accusarmi, anima, se ti possiedo di rado.
Chiedo scusa al tutto se non posso essere ovunque.
Chiedo scusa a tutti se non so essere ognuno e ognuna.
So che finché vivo niente mi giustifica,
perché io stessa mi sono d’ostacolo.
Non avermene, lingua, se prendo in prestito
parole patetiche, e poi fatico per farle sembrare leggere.

Wisława Szymborska

(Traduzione di Pietro Marchesani)

 

«it was fifty years ago today…»

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Buon compleanno “Sgt Pepper”!

Spegni cinquanta candeline, ma il tempo non ha minimamente scalfito la tua bellezza, la tua originalità, il senso di grande meraviglia che si prova ascoltandoti, volta dopo volta, senza mai sentire noia, insofferenza, indifferenza….

Le uniche rughe che intravedo, per conto mio, sono i solchi che ho impresso sul vinile (per non parlare del nastro della musicassetta, letteralmente smagnetizzato…): non si possono contare le volte che ti ho ascoltato…partendo dall’inizio, dalla fine, dal mezzo…saltando da una canzone all’altra, a capriccio del momento….

Ho amato (amo)  il confluire di una canzone dentro l’altra, la varietà musicale proposta…dizionario alla mano, mi hai imposto di tradurre testo per testo, hai stimolato  la mia immaginazione…

Ho fantasticato su come potesse diventare Paul a sessantaquattro anni …mi era difficile immaginarlo in ” a cottage in the Isle of Wight” “doing the garden, digging the weeds” dopo la sua vita avventurosa…dopo aver corteggiato una “lovely rita” in gioventù, e:

“Took her home I nearly made it
Sitting on the sofa with a sister or two”;

Ho amato la tenerezza nostalgica di un uomo che, dietro  la maschera allegra e spavalda, si sente solo, ma:

“I get high”, “gonna try”, “I get by with a little help from my friends”…

Ho seguito con partecipazione le vicende che hanno portato una ragazza a lasciare la casa paterna,  lei che aveva tutto “quel che il denaro può comprare”, ma non la “fortuna”, non la comprensione dei suoi genitori… e ho aspettato,  invariabilmente, col batticuore, il controcanto di John, che rende così perfetta “She’s leaving home”;

mi sono vista  “in a boat on a river, with tangerine trees and marmalade skies” , ho atteso “newspaper taxes” per andarmene via, ho inseguito “a girl with kalendescope eyes”,  mentre “cellophane flowers of yellow and green towering over your  (my) head”…un vero e proprio trip, senza farmi di LSD….

Ho immaginato me stessa lanciarmi , con la chitarra, nell’attacco del disco, quella splendida manciata di note che ti immettono in un mondo meraviglioso…alla guida  di una fantasmagorica band (the dark side of “blue francine”).

Ed eccomi, ancora,  a contare i piccoli buchi ritrovati  “in Blackburn, Lancashire” e a pensare a quale stramaledettissimo libro avesse  letto John,  prima di aver visto il film nel quale “the English army had just won the war”: non l’ho mai saputo…ma questa canzone, capolavoro assoluto, è diventata la mia canzone preferita dell’intera produzione beatlesiana (anche se, sul mio podio personale, l’oro è condiviso con “Strawberry fields forever” – che, per un soffio, non fu  inserita in questo album ).

Quando ho iniziato ad ascoltarti, mentre  passavo ore a guardare  e riguardare le persone raffigurate sulla tua copertina, cercando di attribuirne la giusta identità (non era facile, all’epoca, senza l’ausilio di internet) , ero del tutto inconsapevole che, con questo disco, i Beatles avevano  rivoluzionato la storia della musica mondiale…avevano apportato “avanguardia” alla musica destinata alle masse, avevano offerto un imprinting “moderno” per centinaia di artisti a venire.

Io mi limitavo ad ascoltarti in maniera del tutto spontanea, con  pura gioia…riuscivo solo a capire, a orecchio,  che c’era stato un bel salto, rispetto alle prime canzoni tutte “yeah yeah” e “love me do”…e tanto mi bastava…

Siamo quasi coetanei, hai accompagnato tanti anni della mia vita e lo farai ancora, e ancora…fino a quando “deciderai” di lasciarmi,  per continuare il tuo viaggio immortale…lascia solo che ti auguri cento…che dico…millemila di questi giorni!

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“Found my way upstairs and had a smoke,
Somebody spoke and I went into a dream …”
 Il mondo mi fa male, ma ringrazio le divinità che hanno creato la musica dei Beatles, e che l’hanno messa sul mio cammino.