” perché il cervello, non è che te puoi indirizzarlo dove vuoi te, il cervello, che te gli dici pensa delle cose belle, al cervello, e lui il cervello comincia a pensare a delle cose che ti fanno stare bene, no, non funziona cosa. era bello, se funzionava così, era comodo. “

nori

Prendete un’esperienza traumatica e dolorosa, un uomo  che rischia di rimanere arso vivo in un incidente automobilistico…unite i dettagli del suo duro ricovero nel reparto grandi ustionati della sua città, Parma,  e il ritorno ad una vita “normale”, agli amici, alla famiglia…incorporate una discreta dose di amore per la lettura, e per la scrittura…aggiungete intarsi di “nonsense”, situazioni paradossali, pensieri onirici….amalgamate il tutto con una scrittura “confidenziale”, un poco arzigogolata (e,  a tratti, apparentemente confusa e sconclusionata), ma estremamente discorsiva e piacevole, e  troverete la ricetta perfetta per passare alcune ore spensierate, dimentichi  di voi e del mondo, dei vostri e dei  suoi problemi.

“L’umanità si prende troppo sul serio. È il peccato originale del mondo. Se l’uomo delle caverne avesse saputo ridere, la storia  avrebbe avuto un corso diverso”            (O. Wilde)

Fortunatamente, Paolo Nori di ironia, e autoironia, ne ha da vendere.

Riuscire a divertire parlando di una tragedia,  non credo sia dono di molti, così come è ammirevole riuscire ad accettarsi anche dopo un cambiamento fisico notevole, senza mai  smettere di credere alla Vita.

“Allora oggi pensavo Adesso non mi interessa finisco questo giro poi mando via il romanzo, vien come viene chissenefrega, pensavo oggi. Dopo magari lo correggo poi dopo, pensavo.
Stavo pensando così, si è squarciato il soffitto della mia cameretta mi è apparso il Foscolo incatenato alla sedia Giammai, mi ha detto. Tu ora emendi finché ti necessita, mi ha detto il Foscolo incatenato.
Va bene, gli ho detto, va bene, ora emendo finché mi necessita”

Qualcuno potrebbe storcere il naso per l’imprecisione della scrittura, potrebbe essere snervante un linguaggio che abusa di ripetizioni , quasi ossessive,  di concetti e parole, un uso (volutamente) errato della grammatica, congiuntivi sbagliati, punteggiatura strampalata…ma io non mi fermerei a questo: nel mondo di Nori c’è un’umanità sottesa di tenerezza e malinconia, una carezza all’essere umano per le sue fortune e le sue miserie;  Nori prende  ” la vita con leggerezza, che leggerezza non è superficialità, ma planare sulle cose dall’alto, non avere macigni sul cuore” (cit.)

“Ma lei, mi hanno chiesto, quando scrive scrive in un modo, ma quando parla li usa, i congiuntivi. Ogni tanto mi scappano, gli ho detto io”.

Lo so Nori, ne sono convinta.

Grandi Ustionati, Paolo Nori, Marcos y Marcos

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