il lamento di portnoy di philiph roth

 

Finalmente ce l’ho fatta! Ho  terminato il mio primo Roth.

Non mi ero mai accostata a lui, per paura di fallire…troppo colto, troppo intellettuale per le mie modeste meningi…pluripremiato, pluriosannato, in tutto il mondo…un mostro sacro che temevo di incontrare, di non capire.

Ho iniziato “Il lamento di Portnoy” per puro caso, ascoltando un brano recitato dal bravo Luca Marinelli, e ne sono stata rapita immediatamente.

ROTH_LamentoDiPortnoy_MARINELLI_CD.indd

Uno scoppiettante monologo (un incessante, vero e proprio flusso di coscienza) ci porta,  con la fantasia, nella stanza di uno psicanalista che ascolta, senza quasi mai intervenire (se non alla fine del romanzo), un irriverente, sarcastico, dissacrante Alexander, in terapia, evidentemente,  in quanto erotomane (o forse solo in cerca di se’ stesso).

E su quel lettino Alex, uomo colto e di successo,  spara a zero su tutto quanto…

Figlio devoto per “costrizione” di una madre oppressiva e iperprotettiva, indotto a comportamenti morali “corretti” per appartenenza ad una famiglia ebrea osservante, si sente, sin dalla primissima infanzia, trattenuto nella sua condotta, in conflitto eterno su quello che “deve” essere fatto e quello che non è giusto si faccia …e questo suo essere ingabbiato in un “ruolo” che mai ha sentito suo, lo porta a ridurre in pezzi tutto quanto: l’istituzione familiare e quella religiosa, l’amore.

La sua idea  di libertà diventa il sesso.

In principio è l’onanismo (onanismo praticato con gran foga e molto estro, devo dire) a consentire ad Alex di evadere dalla sua prigione “perbenista”, onanismo che continuerà ad essere una costante della sua vita, assieme ai rapporti orali offerti e ricevuti;  poi la ricerca delle donne… averne una dopo l’altra,  preferibilmente le “shikse” (cioè le ragazze non ebree), diventa per lui una specie di missione: “Il succo del mio ragionamento, Dottore, è che non mi par tanto di ficcare il mio uccello in queste ragazze, quanto di ficcarlo nei loro ambienti sociali… come se scopando volessi scoprire l’America. Conquistare l’America, è forse più corretto”.

Ma, allo stesso tempo, l’educazione da lui subita in ambito familiare e sociale, fa sì che questa corsa  alla “passera” avvenga con un terribile senso di colpa : “travolto dai desideri che ripugnano alla mia coscienza e da una coscienza che ripugna ai miei desideri”.

“Tentazione e disgrazia! Corruzione e autoirrisione! Autodeprecazione… e pure autodefecazione! Lamentazione, isterismo, compromesso, confusione, malattia! Sì, Naomi, sono sudicio, oh, sono impuro… e anche lievemente scazzato, cara mia, di non essere mai all’altezza per Il Popolo Eletto!”

E allora eccolo, Alex, su quel lettino, ad auto analizzarsi lucidamente, a definirsi, a sentirsi personaggio vivo in  una barzelletta yiddish:

“Dottore, forse altri suoi pazienti sognano – ma io, guardi, a me le cose succedono per davvero, tutte. Io ho una vita priva di contenuto latente. A me i sogni mi succedono! Dottore, non m’è riuscito di rizzarlo nello Stato di Israele! Beh, che gliene pare di questo come simbolismo, bubi? Mi indichi Lei qualcuno che sa fare di meglio, eh? Uno che non riesce a mantenere una erezione nella terra Promessa!”

E alla fine di questo rigurgito senza fine di parole, questo sfogo fluviale, non rimane ad Alex che urlare, un urlo prolungato e liberatorio, che consente finalmente al silenzioso e attento Dottor   Spielvogel,  di aprire bocca  per dire:

«Allora (disse il Dottore). Forse noi adeso potvemo incominciave. No?»

Si ride, si ride molto con questo libro….ho fatto delle figuracce, soprattutto, quando ho ascoltato l’audiolibro in autobus, lasciando a casa il cartaceo….l’interpretazione di Marinelli credo sia da considerarsi un valore aggiunto: ha messo il fuoco, nell’interpretazione….i difetti di Alex sembrano più marcati, le sue osservazioni taglienti vanno ancora più in profondità, la madre sembra più grottesca di quello che già sembra nel leggere le parole di Roth, e vale lo stesso per la Scimmia e tutti i personaggi di contorno di questo gradevole romanzo.

Il linguaggio decisamente scurrile e spinto che tanto ha fatto discutere, soprattutto all’uscita del libro, che ha indotto, tra gli altri,  Natalia Ginzsburg a definirlo “osceno”, che ha fatto gridare allo scandalo o alla speculazione commerciale tal’altri, a me non ha dato fastidio; e non pretendo di avere capito tutto, ovviamente…ma il grido di libertà lanciato da Alex mi sembra forte e chiaro: chi siamo noi per decidere della vita degli altri? chi siamo, per voler imporre pareri, credo, stili di vita? Credo che questo libro sia un encomio alla libertà di pensiero, in tutte le sue forme.

 

Philip-Roth-009

“Il lamento di Portnoy” di Philiph Roth , Einaudi editore

 

 

 

 

 

glory days

….

Now I think I’m going down to the well tonight
and I’m going to drink till I get my fill
and I hope when I get old
I don’t sit around thinking about it
but I probably will
yeah, just sitting back trying to recapture
a little of the glory of, well time slips away
and leaves you with nothing mister but
boring stories of glory days

tutto il ferro delle torre eiffel di michele mari  

Michele Mari: un giocoliere delle parole.

Lo si guarda sempre come un bambino guarda,  zucchero filato alla mano e occhi spalancati, gli acrobati aggrappati a sottili altalene pendenti dal tendone  di un circo…senza inghiottire ne’ quasi respirare,  il bambino pensa: che accadrà, ora?

Leggere Mari è così….imprevedibile, sempre nuovo, mai banale…un uso delle parole leggero e  giocoso,  ma certosino ed erudito, allo stesso tempo.

E mentre leggiamo, noi siamo come quel bambino meravigliato, e pensiamo, sempre: che accadrà, ora?

Sia che lo si segua mentre invia divertiti o amari, teneri o tristi messaggi alla sua Ladyhawke, sia che ricostruiamo assieme a  lui la storia musicale e personale dei Pink Floyd,  in maniera del tutto onirica e fantasiosa, con un romanzo architettato  con molta abilità per farci entrare  direttamente nella testa nei protagonisti; sia in quella giostra  di racconti o raccontini molto brevi che è la raccolta “Euridice aveva un cane”;   sia  infine  qui, dove leggiamo delle  mirabolanti avventure di Walter Benjamin  e Auerbach a zonzo per Parigi…

A guardare le loro fotografie, a conoscere  (più o meno 😦 ) la loro attività di menti sopraffine ed erudite, pare strano figurarseli mentre si affannano a cercare, e a strapparsi dalle mani, cimeli e “memorabilia” della letteratura universale, come bambini che giocano  a nascondino…

Tour_Eiffel_-_17eiffel

Ma Mari riesce a far apparire realistico anche questo gioco…e allora  ci facciamo condurre per mano….e invidiamo l’acquisto dei tre puntini di sospensione rubati dalla penna di Celine  (ah, quanto mi piacerebbe possederli….io, vittima e carnefice di questo mezzo di interpunzione!) o i tre soldi scappati dall’opera di Brecht…

E mentre giochiamo a nascondino assieme a loro, ci passa davanti gran parte della cultura del ventesimo secolo e si aprono spiragli per  conoscenze nuove o approfondimenti.

Sempre, e sempre: si sta bene, a leggere Mari.

amici

Quando, dopo il tuo papà, “decidono” di andarsene  anche i suoi amici, anche se le vostre vite non si incrociavano più da anni, ormai, il cervello ti ripropone istantanee di vita comune a cui magari non pensavi da tempo,  e in quelle fotografie tu sei sempre bambina, la bambina timida e spensierata che fatichi, ora, a ricordare…

Riaffiora alla mente un arco, dotato di frecce, costruito con materiale di recupero….una domenica in campagna, passata quasi esclusivamente su un’altalena, dopo aver mangiato pane e salame e fave, con la radio a volume sostenuto che passava “Si viaggiare” di Lucio Battisti, “Come è profondo il mare” di Dalla,  “Lilly” di Venditti…..scampanellate improvvise ad ore impossibili, quando io e mia sorella già dormivamo, perché, di ritorno da uno dei suoi tanti viaggi, aveva voglia di vederci…e ci svegliava, con disappunto di mamma e papà, temo…abbracci stritola ossa…giochi di bimbi con sottofondo musicale….la Sonata al chiaro di luna di Beethoven…Europa di Santana…e jazz, tanto jazz, nell’intento di convertire anche papà al suo ascolto, desiderio  disilluso…e un’altra scampagnata, dove una iellata, piccola “blue francine” in erba , dopo essersi spaccata un labbro a causa della foga con la quale i “grandi” si trastullavano  con il “going”, fu rincorsa da uno sciame di api inferocite per averle, involontariamente, disturbate nel loro lavorio quotidiano…

Vite cristallizzate in attimi.

patticamilleclaudelkathesimoneanna_magnani_026frida_kahlo8doramarievanessajeanneanna_magnani_026aulentiantonia_pozziplath1NPG Ax142592; Virginia Woolf (nÈe Stephen) by Lady Ottoline Morrell

w_szymborskamargheritaFranca-Ramemariangela-melato-e1357896016892martini

Donne piccole come stelle
c’è qualcuno le vuole belle
donna solo per qualche giorno
poi ti trattano come un porno.
Donne piccole e violentate
molte quelle delle borgate
ma quegli uomini sono duri
quelli godono come muli.
Donna come l’acqua di mare
chi si bagna vuole anche il sole
chi la vuole per una notte
c’è chi invece la prende a botte.
Donna come un mazzo di fiori
quando è sola ti fanno fuori
donna cosa succederà
quando a casa non tornerà.
Donna fatti saltare addosso
in quella strada nessuno passa
donna fatti legare al palo
e le tue mani ti fanno male.
Donna che non sente dolore
quando il freddo gli arriva al cuore
quello ormai non ha più tempo
e se n’è andato soffiando il vento.
Donna come l’acqua di mare
chi si bagna vuole anche il sole
chi la vuole per una notte
c’è chi invece la prende a botte.
Donna come un mazzo di fiori
quando è sola ti fanno fuori
donna cosa succederà
quando a casa non tornerà

“Walter Benjamin doveva continuare il suo saggio su Kafka; e quello su Brecht; e soprattutto quello sui passages: invece da tre giorni non faceva altro che leggere “Morte a credito” sdraiato sulla sua branda. Rapito, sconvolto, riga dopo riga aveva la certezza di leggere il libro più bello che fosse mai stato scritto. Sembrava che quello scrittore conoscesse un solo segno d’interpunzione: i tre puntini, ma quale ricchezza e varietà di effetti sapeva ritrarne!”

puntini(…) “Gli stava porgendo un piccolo scatolino di latta, di quelli che gli entomologi adoperano per trasportare gli insetti. (…) Aprì lo scatolino. Dentro, adagiate sopra un letto di bambagia, c’erano tre minuscole sfere nere, ognuna non più grande di un pallino da caccia. Interrogò il nano con lo sguardo.

– Non li riconoscete? <<Faceva pena come una vecchia sottana stesa ad asciugare…Se n’accorgevan perfino i più luridi topi campagnoli…Tutti si sbellicavano vedendolo oscillare tra i tetti…Io ridevo un po’ di meno!…Presagivo l’orrendo squarcio, quello decisivo! Funesto! La fregatura finale…>>

– Non ditemi che…

– Ma certo che sono loro! I tre puntini! La più grande invenzione del secolo! Per quel che riguarda la letteratura s’intende, ci si vuol mica allargare! (…)”

 

“Tutto il ferro della torre Eiffel” – Michele Mari

“sono una pausa”

 

pausa

“Tra l’andarsene e il restare dubita il giorno,
innamorato della sua trasparenza.

La sera circolare è già baia:
nel suo quieto viavai oscilla il mondo.

Tutto è visibile e tutto è elusivo,
tutto è vicino e tutto è intoccabile.

I fogli, il libro, il bicchiere, la matita
riposano all’ombra dei loro nomi.

Palpitare del tempo che nelle mie tempie ripete
la stessa ostinata sillaba di sangue.

La luce fa del muro indifferente
uno spettrale teatro di riflessi.

Nel centro di un occhio mi scopro;
non mi guarda, mi guardo nel suo sguardo.

Si dissipa l’istante. Senza muovermi,
io resto e me ne vado: sono una pausa”.

                                Octavio Paz

Traduzione di Ernesto Franco

(in “Il fuoco di ogni giorno”)   

“La verità, vi prego, sull’amore”

Dicono alcuni che amore è un bambino,

e alcuni che è un uccello,

alcuni che manda avanti il mondo,

e alcuni che è un’assurdità,

e quando ho domandato al mio vicino, che aveva tutta l’aria di sapere,

sua moglie si è seccata e ha detto che non era il caso, no.

Assomiglia a una coppia di pigiami,

o al salame dove non c’è da bere?

Per l’odore può ricordare i lama, o avrà un profumo consolante?

E’ pungente a toccarlo, come un pruno,

o lieve come morbido piumino?

E’ tagliente o ben liscio lungo gli orli?

La verità, vi prego, sull’amore.

I manuali di storia ce ne parlano in qualche noticina misteriosa,

ma è un argomento assai comune a bordo delle navi da crociera;

ho trovato che vi si accenna nelle cronache dei suicidi,

e l’ho visto persino scribacchiato sul retro degli orari ferroviari.

Ha il latrato di un alsaziano a dieta o il bum-bum di una banda militare?

Si può farne una buona imitazione su una sega o uno Steinway da concerto?

Quando canta alle feste, è un finimondo? Apprezzerà soltanto roba classica?

Smetterà se si vuole un po’ di pace?

La verità, vi prego, sull’amore.

Sono andato a guardare nel bersò;

lì non c’era mai stato;

ho esplorato il Tamigi a Maidenhead,

e poi l’aria balsamica di Brighton.

Non so che cosa mi cantasse il merlo,

o che cosa dicesse il tulipano,

ma non era nascosto nel pollaio,

e non era nemmeno sotto il letto.

Sa fare delle smorfie straordinarie?

Sull’altalena soffre di vertigini?

Passerà tutto il suo tempo alle corse,

o strimpellando corde sbrindellate?

Avrà idee personali sul denaro?

E’ un buon patriota o mica tanto?

Ne racconta di allegre, anche se spinte?

La verità, vi prego, sull’amore.

Mi hanno detto che non puoi dimenticare quello che provi quando lo incontri,

l’ho cercato da quando ero un bambino ma non l’ho ancora trovato:

sto per avere trentacinque anni

e ancora non so che tipo di creatura può essere

che riesce a turbare così.

Quando viene, verrà senza avvisare,

proprio mentre mi sto frugando il naso?

Busserà la mattina alla mia porta,

o là sul bus mi pesterà un piede?

Accadrà come quando cambia il tempo?

Sarà cortese o spiccio il suo saluto?

Darà una svolta a tutta la mia vita?

La verità, vi prego, sull’amore.

Wystan Hugh Auden

(Trad. G. Forti)

“sono un uomo ridicolo”

Delirio ad alta voce del primo giorno di disattivazione account di una malata di facebook (6 maggio 2015)

 

Parte prima

Terza volta…questa è la terza volta: basterà?

Mi sveglio e non accendo il kindle, che finalmente viene utilizzato per il suo scopo primario:  leggere…un po’ di fastidio, ma niente di che…il primo giorno non  è mai difficile (hai più timore nel momento di disattivazione vero e proprio, quando fb ti chiede: “perché vuoi disattivare l’account?” (  A’  coso:  perché altrimenti, a breve, avrò bisogno dello psichiatra?!); il primo giorno  sei consapevole che è la scelta giusta, in quel momento…quindi da personcina  responsabile ti accingi  a svolgere le tue mansioni con tutta la calma possibile…manco fossi Gandhi…

La famiglia esce e prendo il caffè, come al solito, ma senza il pc davanti…come faranno, mi chiedo, senza quei miliardi di canzoni che posto impulsivamente ogni sacrosanto giorno della mia vita…(vocina: fra’, e finalmente non gli rompi le palle!! ) – che poi, perché si fa…voglio dire, a chi dovrebbe interessare se, in quel momento, ho voglia di ascoltare i Deep Purple (stamani ho la fissa di “Burn”…), o i Led (lo sanno tutti che ti piacciono i Led, anche i muri, anche gli uccelli che ti si posano sul davanzale, anche le formiche del bagno, quelle che continuano imperterrite ad uscire fuori chissà da dove…lo sanno tutti che li ascolti quotidianamente, perché continui a postare Led Zeppelin??), la musica classica, il jazz o la lirica? Perché si continuano a postare  (vocina: ma mica tutti lo fanno,  oh…solo i pazzi maniaci…)  riproduzioni di quadri e sculture,  fotografie, poesie…citazioni  smangiucchiate ed imprecise di quel filosofo, quello scrittore, quell’attore, quella starlette – quasi sempre le stesse, poi – a chi interessa? Perché si fa (lo fai)? Cosa facevi prima…prima, quando ti schermivi e consideravi dei  pazzi gli internauti di fb? E consideravi fb una perdita di tempo…tempo libero che tu (ora mi ricordo) passavi a leggere, ad ascoltare musica, sì…ma con criterio (o almeno, ci provavi)…perché lo fai? (“disperata ragazza mia” cit): non trovo risposta.

Cellulare senza credito, spedire mail sarebbe inutile (non le legge nessuno), amici impegnati, silenzio…

Silenzio. Mi guardo intorno: la devastazione.

Oggi non lavoro e procedo a farmi un discreto mazzo  con la consapevolezza che porterà ad uno scarso risultato e di breve durata, ma bisogna pur farselo.

Scambio due parole con quell’adolescente  che in meno di un anno mi ha sovrastato in altezza di almeno dieci (?) centimetri , che si aggira dinoccolato tra le stanze, che parla improvvisamente come un trombone e che è a casa perché ieri sera, di ritorno dalla lezione di tennis, ha mangiato come un orco inferocito a digiuno da secoli…ma ora è davanti al pc …lui può (non dovrebbe,  ma è altro discorso).

Mi faccio un caffè…un giretto su Anobii, qualche nuova libreria interessante aggiunta alle precedenti…già che ci sono carico un po’ di cose che ho acquistato in questi giorni….chissà se li leggerò (ieri sono stata pure in biblioteca  a prendere Atwood per la lettura condivisa del mese…mi vergogno persino a dirlo, di averlo fatto, perché temo  l’ennesima,  prevedibile sconfitta…)

Ora il sigaro è finito, alla radio “Imagine” di John…ritorno al mio casino.

Strano: ho scritto di fb, e non ho pensato a “fb”…chissà se è normale questa cosa…

(vocina: ma perché stai scrivendo queste cose fra’? non avrai mica intenzione di                         pubblicarle…vero?? O.0 Ma lo vedi che non sei normale?!)

( fra’: più di quello che credi: “Live and let die”, ora…alla radio…  😀  )

Ore 14:15     procede, senza scossoni…sono fortunata: la radio passa tanta “roba” buona, oggi…cose che non conoscevo e che vanno direttamente su  mp3

Parte seconda

Eccomi a sera…sono quasi le dieci, ho quasi finito la prima giornata senza fb e sono ancora viva…ma il primo giorno non conta, e comunque questa volta non sarà un’assenza troppo prolungata…forse è questo che mi fa’ stare tranquilla? :-/

Ho iniziato Atwood oggi pomeriggio, dopo una lunga passeggiata sotto un sole caldissimo…una panchina in prossimità di una chiesa (sarà un caso? O il destino?) – chissà come procede la lettura condivisa – intanto, se fossi stata su fb, probabilmente avrei postato una delle citazioni poste a mo’ di introduzione all’inizio del libro, questa:

“Nuotavo, il mare era sconfinato, non vedevo la riva. Tanit era spietata, le mie preghiere furono accolte.Oh, tu che sei annegato nell’amore, ricordati di me”. (iscrizione su un’urna funeraria cartaginese)

La trovo molto bella…

Ora vado a leggere (!!!)

Blue Francine

 homer
Delirio ad alta voce del secondo giorno di disattivazione account di una malata di facebook

7 maggio  2015

Ecco…iniziamo….

Sono andata a letto tardi e mi sono svegliata  prima della sveglia, stamattina…molto prima

Eccomi al giorno peggiore, quello nel quale vorresti collegarti anche solo per cinque minuti, solo per sapere come va (cosa?), ma poi sai che non sarebbero cinque minuti, ma dieci….trenta…sessanta…ore…

E allora devi resistere,  anche se il pensiero  di collegarsi inizia a farsi sentire, serio…e sono passate solo 24 ore…perché?

Intanto la casa è già in ordine alle otto e mezza…e  la voglia di leggere che avevo  ieri oggi sembra svanita…per fortuna vado al lavoro prima, questa mattina…

Una  breve telefonata: “Facebook  è sempre la stessa…gente che va, gente che viene…”

                  §§§§§

Ore 17:05 è dura oggi…mi sono già costretta più volte a non digitare la password…

Peggio delle altre volte, questa volta…anziché progredire, mi sto trasformando in un gambero…cammino all’indietro…

Muse – Dead Inside [Official Lyric Video] – YouTube

www.youtube.com/watch?v=aTcJWhmdzpg

(vocina: ma….)

(fra’: taci)

(vocina: sgrunt)

Riapro il libro…devo tornare indietro a leggere qualche passaggio che mi è sfuggito…l’occhio rilegge questo:

“Ma ci sono  persone che non riescono a dire dove fa male. Che non riescono a calmarsi. Che non riescono neppure a smettere di urlare”.

§§§§§

Sono le nove…è stata una lunga giornata, non bella, non produttiva, solo stancante…ma domani è un altro giorno, e si vedrà…

buonanotte

Nickelback – Make Me Believe Again (Audio) – YouTube

www.youtube.com/watch?v=6fmScubXlNw

(fra’ : zitta….)

(vocina: …..  😦 )

bob

Delirio ad alta voce del terzo giorno di disattivazione account di una malata di facebook (8 maggio 2015)

Una volta vidi Paolo Villaggio rilasciare un’intervista  al Maurizio Costanzo Show: non ho mai potuto sopportare Fantozzi  e Fracchia (anche se capisco che Fracchia Fantozzi siamo -quasi -tutti noi) e non ho mai avuto simpatia particolare per Villaggio, ma quell’intervista, a metà tra il serio e il faceto,  mi commosse, ne uscì fuori la sua umanità, la sua lotta interiore,  la sua  quotidiana lotta contro se stesso…parlò anche del suo rapporto  morboso col cibo…disse di trovarsi alle volte, in piena notte,  a cercare qualcosa da ingurgitare , e di non avere la pazienza neppure di aspettare lo scongelamento dei surgelati, trovandosi così a scalfire blocchi  marmorei di lasagne e ingollare piselli freddi e tristi.

Mi ridurrò anch’io ad aspettare la notte per fare un’incursione tra quei di fb?  Non che sia la prima volta, intendiamoci, l’ho già fatto l’ultima  volta,  ma  non riesco proprio a capire per quale ragione la voglia di rientrare sia così grande se il periodo che ho scelto per stare lontano è così breve…quattro, cinque giorni….impaziente di cosa?

Ore 8: 40  ricevuto un buongiorno affettuoso…

Secondo caffè…mi posto una canzone, va

(vocina: o mamma….)

Alter Bridge – Wonderful Life – YouTube

www.youtube.com/watch?v=pn1RwwcfqJ4

(fra’: due, va…)

Halestorm – “Amen” [Official Music Video] – YouTube

www.youtube.com/watch?v=YGchlqCjj8A

(Vocina:  senza speranza…)

§§§§§

Terzo giorno finito…meglio, molto meglio di ieri…ho avuto un attimo di sbandamento stasera ma , tutto sommato, nessuna tentazione di digitare password per entrare…a domani

Placebo – Too Many Friends – YouTube

www.youtube.com/watch?v=Y5cZvbOisk4

(vocina: guarda che la notte è appena iniziata…)

(fra’: dici che andrò a caccia di piselli surgelati?   o.O  ma  vai a letto, su…).

urlo-selfie
Delirio ad alta voce del quarto giorno di disattivazione account di una malata di facebook
(ehm…3° giorno  e mezzo…)

No, vocina…nessuna incursione notturna a scalfire lasagne surgelate, ma ho fatto di peggio: sono rientrata prima del previsto….pensavo di fare solo una piccola puntata, e invece sono rimasta….

Non ho imparato nulla: ho letto un po’ di più, ma non come mi ero prefissa…non ho terminato ancora un libro (e si che mi preme scrivere una certa mail…), ho guardato un film che un tempo avrei divorato in un boccone, interrompendolo per ben tre volte – la mancanza di concentrazione è evidentemente ancora molto presente – tanta musica, ma quella è indispensabile, come l’aria, come  l’acqua…

Che io ci sia o non ci sia su fb, davvero,   importa a pochi,  tutto sommato (vocina: ….),  e questa è una ragione in più per la quale dovrei smetterla del tutto…sono un numero, un nome qualsiasi tra i milioni  di nomi che sono presenti solo in questo social network,; ma si sa,  non si guarisce di botto, i drogati hanno bisogno di tempo, e di tanta pazienza….ci saranno altri giorni di ingordigia e bulimia, altri di relativa distanza e distacchi completi quando vedrò che le mie giornate  saranno incentrate sulle notifiche di fb (??????), fino a quando non ne uscirò del tutto…ma diamine, sarò cretina?

Blue Francine, sconfitta

(vocina:  eh….)

(fra: cara vocina, vedi di parlare quando serve, eh?)

Radio freccia (colonna sonora ligabue – ho perso le parole).flv

https://youtu.be/d_X5vndm1oA

NOTA
Ho rubato questo mini diario dalla mia bacheca, nottetempo, prima di scappare come un ladro da facebook, per l’ennesima volta…Ditemi voi: non è, questa, pazzia? 🙂

P.S. :  il libro della Atwood non l’ho terminato, naturalmente….ma sono riuscita a scrivere quella benedetta mail  e ne ho avuta una risposta inaspettata e graditissima….a volte, se mi impunto, qualche risultato lo ottengo anch’io…

lurlo